
Opere collezione permanente
DALL'ESISTENZIALISMO ALL'ASTRAZIONE BIOLOGICA
Figure nello spazio (1965-1966)
Strutture Cellulari (1966-1969)
LA SCIENZA, LA PLASTICA E IL FUTURO
Metaplastici e Figure Biomorfe (1970-1972)
Città del Futuro e Città-Robot (1973-1974)
Mutanti (1975-1976)
IL RITORNO ALL'INTERIORITÀ
Astratto gestuali, Teste e Custodi della Memoria (1989-1999)
Figure nello spazio (1965-1966)
Il punto di partenza è un "realismo esistenziale" ricco di contaminazioni informali, in cui le figure umane appaiono isolate e sospese in spazi indefiniti.
Se lo spazio fosse assunto in senso metafisico, come sistema di riferimento di fenomeni illusori, ci apparirebbe come il grande schermo della contemplazione, il luogo delle nostre immagini (quelle del pensiero) e si configurerebbe come spazio mentale e recesso dell’inconscio.” DARIO MELLONE
Strutture Cellulari (1966-1969)
Segna un punto di rottura fondamentale. Mellone abbandona la figura per riflettere sui meccanismi di propagazione della vita. Usa la tecnica dell'all-over (una stesura su tutto il campo visivo senza un centro compositivo) impiegando cartone ondulato, smalti e alluminio per simulare il tessuto biologico e cellulare.
“Il sistema cellulare si propone di analizzare quegli aspetti di natura biologica che costituiscono un elemento di sostanziale corrispondenza tra la struttura della materia e l'esteriorità della forma, tra la visione di una realtà dilatata e il mondo delle percezioni immediate. Ciò lascia supporre quanto sia parziale il margine di conoscenza offerto dall'aspetto esteriore dei soggetti: l'individuo riconosce se stesso, il proprio corpo, solo nella sua immagine apparente, reale o illusoria, e stenta ad identificarsi con quel mondo invisibile, ma non per questo inesistente, che gli appartiene totalmente e del quale ne è il simbolo e la funzione.”DARIO MELLONE
Metaplastici e Figure Biomorfe (1970-1972)
L'interesse per la scienza si fa materico. Introduce cavetti di plastica e assemblaggi tridimensionali, creando forme che ricordano organismi ibridi tra il biologico e il sintetico (le cosiddette sculture "morbide").
"Le figure biomorfe rappresentano delle forme embrionali artificiali, simili alle creature di laboratorio. Come tali possono assumere forme diverse da quella originale, attraverso variazioni d'immagine che ne determinano la mutazione. Nate dall'artificio si propongono di dare forma all'artificio e sono quindi l'oggetto-in-atto di una realtà virtuale: esercitano una funzione conoscitiva che si potrebbe svelare soltanto percorrendola nel suo futuro." DARIO MELLONE
"La tridimensionalità già conquistata dalle figure biomorfe, trova nei metaplastici, una nuova e icastica complessità suggerita dal rapporto tra le forme e il loro riflesso. Organismi nuovi e autonomi, da un lato caratterizzati da effetti di dinamismo destinati a suggerire ipotesi di mutazioni, dall'altro vere ambientazioni spaziali. E non si tratta di un'invasione metaforica o puramente concettuale ma fisica quasi si trattasse della genesi di nuove forme vitali, di cui talora Mellone ricerca, come nei Tracciati plastici, le linee di forza, cavi ad alta tensione emotiva, capaci di generare 'l'energia elettrica' del groviglio umano." PAOLO BISCOTTINI
Città del Futuro e Città-Robot (1973-1974)
Opere dalle forti atmosfere fantascientifiche. L'ambiente urbano non è più a misura d'uomo, ma diventa un paesaggio puramente meccanico, un gigantesco ingranaggio.
“Le città del futuro non intendono prefigurare ipotetiche città avvenieristiche, ma si pongono come immagine del disordine tecnologico, riscontrabile soprattutto nel presente, e configurando un habitat immaginario in cui si ipotizza la simbiosi dell’uomo e della macchina. Costituiscono un ‘paesaggio organico’ , le cui componenti, seguendo un processo inverso a quello del mimetismo, assumono forme e attitudini simili a quelle degli esseri biomorfi che lo abitano. In questo senso è possibile intravvedere come lo sviluppo indiscriminato del tecnicismo, generando un processo di automatismo nell’uomo, potrebbe in futuro consentire anche alla macchina di appropriarsi di stimoli e di comportamenti propri degli esseri animati.” DARIO MELLONE
Mutanti (1975-1976)
La logica conseguenza della città-robot. Il corpo umano si ibrida con la macchina, subendo una mutazione fisica per poter sopravvivere nel nuovo habitat artificiale.
"La tendenza sempre più radicata verso l’integrazione dell’individuo nelle strutture del sistema e la conseguente spinta espansionistica verso modelli ideologici totalizzanti, hanno determinato la formazione di nuovi miti che si sono inseriti nel corpo sociale in modo illusorio. La mutazione che l’uomo subisce nell’adeguarsi al predominio della tecnologia e delle nuove convenzioni sociali comporta una deformazione morfologica della sua immagine, costruita con mezzi espressivi specifici che consentono di mettere a nudo la sostanziale mistificazione che si cela sotto la maschera del sistema: standardizzato, robotizzato, fuorviato dalla sua natura, l’uomo dimostra la condizione di artificiosità verso cui il processo di “civilizzazione” lo ha sospinto." DARIO MELLONE
Guerriglia Urbana (1973-1979)
Parallelamente alle riflessioni sulla fantascienza, Mellone documenta le nevrosi del suo tempo presente. Tele dedicate ai contestatori, agli scontri di piazza e alle "statali occupate". La tensione politica e l'aggressività collettiva diventano i nuovi soggetti.
Laboratori Terapeutici (1977-1979)
Indaga le "prigioni" invisibili della mente e della società contemporanea, rappresentando spazi di confinamento psicologico e fisico ("Uomini-prigione").
"I laboratori terapeutici rappresentano le camere dell’automazione, gli interni operativi della simbiosi elettronica e biologica in cui si attuano immaginari interventi di ingegneria genetica. Superato il labile confine tra realtà e artificio, i laboratori raffigurano ipotetiche catene di montaggio per la produzione seriale di esseri robotizzati di androidi privi di una propria identità." DARIO MELLONE
Astratto gestuali, Teste e Custodi della Memoria (1989-1999)
Nell'ultimo decennio della sua vita, Mellone torna a una pittura estremamente materica e intensa. Le Teste umane, spogliate di ogni elemento superfluo, diventano i veri "custodi della memoria" di un'umanità che ha attraversato il secolo della tecnica. Sono variazioni pittoriche ricchissime che raccontano la solitudine e la fragilità dell'uomo moderno.
Dell’uomo resta ben poco, ma il vigore della pennellata non cancella la sembianza, anzi, in qualche modo l’accentua e la enfatizza. L’esperienza della figurazione protratta fino agli estremi confini dell’oggettività lascia il posto ad un nuovo ed inedito stato di ebrezza, nel quale il gesto acquista un’autonomia totale e una forza effusiva.
Grafiche

Cronista Visivo e Pioniere dell'Infografica
Spiegare la complessità: il perché delle sue illustrazioni
Tra il 1967 e il 1992, Dario Mellone ha ricoperto il ruolo di vero e proprio inviato speciale per il Corriere della Sera, operando in uno spazio visivo dell'informazione precluso a fotografi e giornalisti. Il suo ruolo era essenziale per colmare i limiti tecnologici e narrativi dei quotidiani dell'epoca, i quali erano privi di computer e di strumenti come il rendering 3D. Il lavoro di Mellone rispondeva alla necessità di rendere visibile l'inaccessibile e di decodificare informazioni complesse. Egli illustrava eventi storici e di cronaca che la fotografia non poteva catturare, o perché troppo rapidi, o perché avvenuti in luoghi inaccessibili, fornendo ai lettori le chiavi per comprendere la notizia. Le sue tavole, infatti, non si limitavano a decorare gli articoli, ma li spiegavano sezionando la realtà.
I temi e le sfide della rotativa: come lavorava
Mellone metteva in pratica il suo lavoro operando in un regime di urgenza assoluta, costretto a progettare ed eseguire l'illustrazione in tempo per le chiusure del giornale, senza margine per bozzetti prolungati.
Per affrontare queste sfide in tempi ristretti, l'illustratore si affidava alla sua straordinaria geometria mentale, che gli permetteva di tracciare le prospettive con una velocità ineguagliabile. Per assicurare la massima leggibilità sulla carta porosa dei quotidiani, sceglieva inchiostro di china ad alto contrasto per ottenere tratti netti e privi di sbavature. Infine, per conferire ombre e volume alle tavole in modo rapido e pulito, applicava e tagliava a bisturi dei retini tipografici (Letraset). In questo modo, ha saputo inventare un vero e proprio linguaggio visivo contemporaneo, capace di anticipare le soluzioni grafiche del giornalismo moderno.
Per comprendere l'impatto del lavoro di Mellone, è necessario inquadrare i limiti tecnologici e narrativi dei quotidiani tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '90. I computer non erano ancora diffusi nelle redazioni e concetti come "rendering 3D" o "infografica digitale" erano sconosciuti. La fotografia, pur essenziale, era vincolata al momento esatto dello scatto e alla presenza fisica del reporter.

Il gol fantasma di Rivera, derby Inter-Milan, 22 ottobre 1967
Il talento di Mellone rispondeva a precise necessità editoriali:
Rendere visibile ciò che non poteva essere fotografato:
Eventi avvenuti in luoghi inaccessibili (come le aule di giustizia durante i grandi processi, o le missioni spaziali) o dinamiche troppo rapide per essere catturate in un singolo scatto (un attentato, una rapina).
Decodificare dati complessi:
Tradurre in immagini leggibili le specifiche tecniche di un veicolo, la dinamica di un disastro aereo o l'evoluzione di un grande progetto urbanistico.
Attraverso un uso magistrale della china, della prospettiva e dei retini tipografici, Mellone riusciva a "sezionare" la realtà. Le sue tavole non decoravano la notizia; la spiegavano.
Tracciando traiettorie, indicando angolazioni e rivelando l'interno delle strutture, ha fornito ai lettori le chiavi per comprendere visivamente eventi storici di portata mondiale.
Oggi gli originali di queste illustrazioni sono conservati presso le Civiche Raccolte Achille Bertarelli di Milano.
Se vuoi vederle nel dettaglio, l'intero lavoro di Mellone per il quotidiano è stato recentemente ricostruito incrociando i disegni con gli articoli originali dell'archivio del Corriere.
Il risultato è l'antologia illustrata "Da Milano alla Luna" (Skira, 2020), che raccoglie il meglio della sua produzione giornalistica.
La strage di Piazza Fontana, 12 dicembre 1969

Rievocazione Tazio Nuvolari nel 1936 al Castello Sforzesco sul Corriere del 4 ottobre 1986
Altre Collezioni
Il Museo custodisce, accanto alla propria collezione principale, un patrimonio di opere appartenenti a diverse raccolte e nuclei artistici. Queste collezioni testimoniano la varietà di linguaggi e sensibilità che hanno contribuito alla storia del Museo.
Attraverso dipinti, sculture e altre opere, il percorso offre al visitatore l’opportunità di scoprire nuovi artisti e approfondire aspetti meno conosciuti del patrimonio conservato.
Mimmo Dabbrescia, nato a Barletta nel 1938 e milanese d’adozione, è una figura di rilievo della fotografia italiana del secondo Novecento. La sua lunga attività professionale lo ha portato a raccontare i protagonisti della cultura, dell’arte, del cinema e della musica, attraverso immagini divenute testimonianze di un’epoca. Particolare attenzione ha dedicato al mondo dell’arte contemporanea, ritraendo numerosi artisti nei loro studi e nei luoghi della loro quotidianità. La sua opera rappresenta oggi un importante patrimonio della fotografia italiana e della memoria culturale contemporanea.

Donazioni altri Artisti
Il Museo arricchisce il proprio patrimonio anche grazie alle donazioni e alle opere di artisti contemporanei che, nel tempo, hanno scelto di condividere il proprio lavoro con l’istituzione.
Questi contributi rappresentano un’importante occasione di crescita e testimoniano il dialogo continuo tra il Museo, gli artisti e il territorio. Le opere donate ampliano e completano le collezioni, offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere differenti linguaggi, tecniche e interpretazioni dell’arte contemporanea.
Dove si trova
Villa Rescalli Villoresi, è facile da raggiungere:
- Malpensa: A soli 23 km, raggiungibile in 20-30 minuti di auto.
- Milano e Fiera: Centro città a circa 40 minuti; poli di Rho Fiera e MIND ad appena 15 km.
- Doppio accesso autostradale: Incastonata tra la A4 (Milano-Torino, uscite Arluno/Marcallo) e la A8 (Milano-Laghi, uscita Legnano).
- Collegamenti su ferro: A pochi minuti dalle stazioni di Legnano, Parabiago o Busto Arsizio per l'accesso diretto al Passante Milanese e al Malpensa Express.
Visita il Museo
Prenota la tua visita
Un'esperienza intima e immersiva tra le opere visionarie di Dario Mellone e le atmosfere seicentesche di Villa Rescalli Villoresi.
Il museo Dario Mellone è aperto al pubblico previa prenotazione per gruppi di 15-20 persone.
Il biglietto include visita guidata alla villa e al museo di un'ora circa.
Costo a persona 15,00 €.
Per informazioni e prenotazioni: info@fondazionedariomellone.it
Indirizzo: Via Vincenzo Monti 7, Busto Garolfo (MI).
Orari di apertura: L'accesso standard al pubblico è solitamente previsto il martedì e il mercoledì, dalle 14:00 alle 19:00.
Sostieni il Museo
Sostieni il Museo Dario Mellone
Il tuo contributo è fondamentale per preservare le opere del Maestro e mantenere in vita il dialogo tra architettura storica e arte contemporanea a Villa Rescalli Villoresi.
Aiutaci a rendere questa esperienza accessibile a sempre più persone con l'acquisto di una grafica o con una donazione.
Per informazioni scrivi a: info@fondazionedariomellone.it













































